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Fiji - Vanua Levu

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Eccoci di nuovo in navigazione verso l'altra grande isola delle Fiji, Vanua Levu,quella più a nord. Superato il famigerato canale che divide le due grandi isole, con un bel mare formato,accostiamo per entrare a ridosso dei reefs. In un paio di giorni siamo a Savusavu. Il marina è delizioso, si ormeggia prendendo un gavitello, in uno specchio d'acqua compreso fra la terra ferma e un isola, praticamente un lago, ridossati da tutti i venti. Come consueto, tutti sono molto gentili,Taki ci viene incontro augurandoci il benvenuto e ci illustra tutti i servizi a terra. Ottime docce calde, lavanderia, internet,bar,ristorante e chandlery. Passiamo una settimana molto umida purtroppo, piove spesso e violentemente, una manna per loro. Facciamo amicizia con Alberto, un Italiano che tanto per non smentire la nostra fama, ha aperto una pizzeria in paese, non male. La cosa più buffa è successa una sera proprio alla pizzeria di Alberto: un ragazzone di colore si avvicina, e in un perfetto italiano comincia a salutarci. Non crediamo alle nostre orecchie, un fijiano che parla italiano? Subito svelato il mistero, è un sacerdote cattolico ed ha studiato a Roma per cinque anni ed ha passato un po' di tempo in Toscana a San Miniato. Incredibile non è vero? Poi lo dovevate vedere e sentire mentre gioca a briscola, mi sembrava di essere al bar sottocasa. Kostantino, questo il suo nome, ci invita a visitare la sua casa in un villaggio a nord dell'isola, accettiamo e ci diamo appuntamento a Napuka tra qualche giorno. Durante il nostro soggiorno a Savusavu, avevamo messo un annuncio in bacheca che diceva così: english teacher wanted. Volevamo offrire ospitalità su Oruwa a chi ci avrebbe aiutato a perfezionare il nostro inglese. Il giorno della partenza si presenta Corky, una ragazza Neozelandese che guarda caso fa proprio l'insegnante di inglese ed è ben felice di prolungare la sua vacanza con noi. In meno di 10 minuti è a bordo, è lo è ancora, ci troviamo molto bene con lei, è carina,educata e Alina sta imparando molto bene, io un po' meno,non ne ho molta voglia. Ma torniamo a Kostantino. Dopo una sosta di un giorno a Viani bay, un ancoraggio molto scenografico, reef di mille colori,montagne verdissime e isolotto con palme, arrivimao a Napuka. Nel villaggio si trovano, la chiesa,la casa del prete,quella della perpetua e una grande scuola. E' subito festa. Per l'occasione, era il compleanno del padre di Kostantino, tutti i familiari si erano riuniti, e domenica dopo la messa, grande banchetto. C'era di tutto, maialino (appena ammazzato), pesce, polpo, granchi , pollo,tapioca,bread fruit,magnoca,papaie,banane e dolci vari,dalla mattina alle sei, almeno venti persone hanno contribuito ad organizzare egregiamente il tutto.Una bella giornata. Tutti molto ospitali e gentili. Dopo due giorni, quando ci siamo salutati, ci hanno riempito di verdura e frutta. Partiamo in mattinata, ci aspettano solo 12 miglia di navigazione, atterriamo a Rambi, una piccola isola dove gli abitanti non sono fijiani ma bensì Barnabiani. Provengono dalla polinesia e si differenziano in quanto hanno i capelli lisci. Nella baia di Albert Cove, ci sono solo due capanne abitate da due coppie con i rispettivi figli. Hanno scelto di vivere isolati dal paese perché dice che la confusione non gli piace. Sono molto poveri, l'uragano di quest'anno gli ha spazzato via tutto,raccolto compreso, stanno aspettando che ricresca qualcosa. Noi, oltre a curare la gamba malata di una bambina di sei mesi, gli abbiamo lasciato un bel po' di cose da mangiare. Auguri ragazzi. Riprendiamo la navigazione verso Kia l'isola più a nord di Vanua Levu, al centro di un singolare reef a ferro di cavallo. Gli abitanti sono un po' diversi rispetto alle altra isole, denotano molta intrapendenza e a più riprese si presentano a poppa chiedendo di visitare la barca, per un po' stiamo al gioco, poi decidiamo per spostarci in un ancoraggio disabitato, la musica non cambia, a nuoto o con rudimentali barche è la stessa storia. Il giorno dopo partiamo per Yadua. Dimenticavo, in queste acque poco frequentate, non abbiamo incontrato una barca per più di cento miglia e il mare molto pescoso, è stato generoso con noi.. Abbiamo pescato di tutto,Jack fish, lampughe, wahoo, tonni e purtroppo, insieme e 300 metri di lenza, abbiamo perso un gigantesco sail fish, che abbiamo visto in lontananza lottare e saltare per diversi metri fuori dall'acqua,peccato, era proprio bello. Dopo una sessantina di miglia arriviamo a Yandua, un'isola dove vive l'unico esemplare al mondo di iguana dalla cresta verde, purtroppo essendo nel periodo di posa, non l'abbiamo potute vedere. Pita, il ranger dell'isola, ci da il benvenuto e ci illustra il villaggio. Una vera chicca, tutto in ordine, curati i prati e le facciate delle case, con addirittura un lungo vialetto in cemento che attraversa tutto il paese, il migliore sicuramente di tutte le isole minori delle Fiji. Pita ha vissuto in Australia e si vede subito il modo in cui ci tratta. Molto sicuro di se, spiritoso, allusivo a volte. Dopo un buon te, ci gongediamo da lui e ci diamo appuntamento su Oruwa, dove ricambiaremo l'ospitalità. L'indomani con un bel vento teso ci spostiamo nella baia ad ovest dove asseriamo aver visto il più bel reef di tutte le Fiji. Il vento continua, le previsioni danno 20/25 nodi da SE, buono domani copriremoo le 60 miglia che ci separano dalle Yasawa. Di buon ora partiamo e dopo solo qualche miglio ci accorgiamo che le previsioni non erano poi così esatte. Trentacinque nodi era il vento, e le onde.meglio non raccontare. Abbiamo toccato punte di 14 nodi, una traversata oserei dire un po' troppo veloce. Arrivati comunque alla meta, stanchi ma contenti, ci siamo messi a tavola e poi subito a letto. Ritornare alle Yasawa è un po' come sentirsi a casa. Siamo a Somosomo, il villaggio di Tema, scendiamo a terra di buon ora e subito la famiglia di Ben ci viene incontro facendoci un sacco di feste. Scarichiamo le provviste che gli avevamo promesso e ci diamo appuntamento per l'indomani, grande cena in casa di Taina. Anche stavolta c'era veramente di tutto da mangiare. Fra tante, c'era una portata che si distingueva dalle altre, il sapore assomigliava vagamente al maiale ma non aveva ossa,buonissimo. A fine serata abbiamo saputo che era tartaruga, a momenti. Ma che ci vuoi fare, per loro è tutto normale, devono sopravvivere, e non si fanno certo scrupoli. La serata passa piacevolmente. Staremo qua ancora un paio di giorni e poi ci sposteremo verso la terra ferma per riordinare un po di cose ed aspettare degli amici che ci vengono a trovare. Ciao a presto.

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