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DIARIO DI BORDO

Singapore

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Singapore 20 ottobre 2004.
Ripartiamo con Lucio di Mia da Kumai il mattino presto, la discesa del fiume si presenta con corrente a favore, una volta in mare aperto un bel ventone da sud ci fa volare verso la nostra meta, Bawel Island. L'ancoraggio è in mezzo a banchi di coralli non segnati sulle carte, ci mettiamo ben distanti dalla riva pronti per ripartire senza problemi. Purtroppo una disattenzione e la scarsa visibilità ci costringono ad uno stop non desiderato, urtiamo con uno scafo con una testa di corallo. Il rumore è stato tremendo, per fortuna i timoni e l'elica non hanno subito danni, solo qualche scalfittura allo scafo e tanta paura. Poteva andarci davvero peggio! Ripartiamo l'indomani per Serutu, una piacevole isoletta a 100 miglia di distanza. Un leggero vento da sud ci spinge giorno e notte per una piacevolissima navigazione. La baia è ben protetta, l'acqua trasparente ma con una infinità di meduse. Proviamo a fare un bagno tra i coralli, decideiamo che non è il caso, troppe meduse. Una bella dormita e poi pronti a ripartire per Pejantan. Partiamo al tramonto, il vento è poco, la notte scorre tranquilla, solo qualche imbarcazione di pescatori ci tengono con le orecchie dritte, alle 3 della notte passiamo la linea dell'equatore, rientriamo nell'emisfero nord, poi al mattino il vento aumenta e nel pomeriggio raggiungiamo la meta. Il posto è super, acqua cristallina , coralli dai mille colori e un'infinità di pesci tropicali, di meduse nemmeno l'ombra. Un bel bagno e poi un bel pranzetto con il pescione pescato all'alba, un Jack fish di nove chili. Ci fermiamo per due giorni in questo incantevole posto, pescatori locali ci fanno visita e con loro facciamo i soliti scambi. Partiamo per Nongsa alle due del mattino, ci aspettano 200 miglia di mare, la notte la passiamo svegli, a ridosso di Singapore, pescherecci e navi non ci danno tregua, veramente un bel traffico. Arriviamo nel marina di Nongsa nel pomeriggio, dopo due ore di un forte vento contrario, l'ingresso ben segnalato è nel mezzo di due banchi di corallo, questa volta nessun problema. Nogsa Point Marina si trova sull'isola di Batam, ultimo avamposto indonesiano, qui facciamo un po' di spesa ed espletiamo le formalità di uscita dal paese. Decidiamo con Lucio di partire il mattino presto per attraversare il tratto di mare che ci separa da Singapore. Il traffico di navi è sorprendente, navigano in un canale virtuale in fila indiana, se ne possono contare a centinaia, decidiamo di costeggiare questo canale in senso contrario alle navi, poi ci buttiamo dentro e tagliamo verso nord. Lucio mi chiama alla radio, il motore non gli va più, il sistema di alimentazione ha succhiato dal serbatoio delle schifezze e quindi si è fermato. Ci ripariamo dietro un'isoletta e buttiamo l'ancora, in meno di mezz'ora tutto è sistemato pronti a ripartire. Continuiamo la navigazione verso Johor Bahru, uno stato della Malesia a nord di Singapore. Johor è collegata con Singapore con una strada lunga un chilometro. Lucio però si fermerà ad un marina in Singapore per far pulire il serbatoio, ci raggiungerà qualche giorno dopo. Arriviamo a Danga Bay dopo aver risalito il canale nord che separa la Malesia da Singapore, ad attenderci c'è Sandro del Moogly, il fiorentino, che ci da il benvenuto e tutte le dritte del posto, è comodo avere amici così quando arrivi in città sconosciute. Ci fermiamo una settimana a Danga Bay, dobbiamo fare dei lavoretti alla barca e visitare Singapore dove acquistiamo parti di ricambio del motore e qualche oggetto elettronico. Singapore ci appare come una città molto ordinata, con imponenti grattacieli e ampi spazi verdi, a parere nostro un po' troppo asettica, la gente poi sembra senza anima, triste, forse il fatto di essere in terra straniera, la maggior parte della popolazione è cinese, non li rende felici. Anche il tempo non li aiuta , il caldo è soffocante e piove quasi tutti i giorni. Rientrati in barca ci apprestiamo a sistemare le ultime cose e a ricevere Luca e Iwona che ci raggiungono dall'Italia, per poi partire verso lo stretto di Malacca. E' arrivato anche Lucio, ceniamo insieme e ci accordiamo insieme a Sandro per partire l'indomani di buon'ora. Il pomeriggio un forte temporale passa sopra le nostre teste e un fulmine cade dritto sull'antenna radio del povero Lucio che è di nuovo fuori combattimento con tutte le strumentazioni elettroniche fuori uso, una bella sfortuna la sua. Decide quindi di tornare a Singapore a sistemare il tutto, ci ritroveremo senz'altro fra qualche giorno. Ciao a presto.

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