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DIARIO DI BORDO

Pentecoste

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Lasciamo Uliveo Island il mattino presto, dopo trenta miglia e con un bel vento, raggiungiamo l'isola di Ambrym, tappa intermedia prima dell'isola di Pentecoste. L'ancoraggio è ben protetto, dei locali in canoa ci raggiungono per offrirci oggetti di artigianato in legno. Acquistiamo una bellissima statuetta e uno strumento musicale a fiato ricavato da una canna di bambù, il tutto per poco più di dieci dollari. Il mattino seguente, dopo aver fatto colazione ci muoviamo verso Homo Bay sull'isola di Pentecoste, solo sedici miglia, tutte a motore, la giornata è splendida e l'ancoraggio, in cinque metri d'acqua, fantastico. Scendiamo a salutare Willy, il capo villaggio, un tipetto basso e barbuto che ispira subito simpatia, soprattutto per il modo in cui ride. Ci illustra il programma del giorno seguente relativamente al famoso Land-Dive, salto dalla torre. La storia parla di una donna che non volendone sapere del marito, scappa e si arrampica su un albero alto circa una ventina di metri, il marito la raggiunge e lei si butta nel vuoto, il marito la segue schiantandosi al suolo, lei si salva in quanto prima di buttarsi si era legata alla caviglia una liana. Da allora per rievocare l'accaduto, ogni anno nel mese di maggio, i più coraggiosi si cimentano in questo tipo di lanci. La torre è una costruzione fatta con pali di legno legati con corde vegetali, le corde che si fissano alle caviglie prima di buttarsi nel vuoto sono liane del diametro di circa tre centimetri e solo nel mese di maggio e di giugno queste liane riescono a garantire l'elasticità necessaria per ammortizzare il colpo. E' il sabato il giorno dei lanci, alle otto di mattina siamo già in marcia per raggiungere il luogo dove è stata costruita la torre. Il primo impatto è agghi acciante, non sembra possibile che dopo un lancio del genere un essere umano possa rimanere integro. La coreografia è magnifica, il colore della foresta è verde cupo, le palme e gli altri alberi si stagliano nel cielo azzuro, le donne vestite solo di una gonna di paglia cantano e danzano, gli uomini con solo un nastro di foglie intrecciate intorno al pene, anche loro ballano e cantano urlando a squarciagola (serve per incoraggiare i saltatori). Il primo lancio è di un bambino di sei anni, dopo alcuni tentativi eccolo che viene giù nel vuoto da un'altezza di circa cinque metri, quando le liane si tendono l'impatto è impressionante, rimbalza e poi sbatte al suolo sulla terra precedentemente mossa per attutire il colpo. Incredibile, come se niente fosse, lo aiutano ad alzarsi e dopo avergli sciolte le liane dalle caviglie, torna nel gruppo e continua a ballare insieme agli altri. Sarà così per ben dieci volte, fino all'ultimo salto, da circa venti metri, il più audace, dopo almeno quindici minuti di ripensamenti, si lancia, anche lui illeso, fantastico. Finito lo spettacolo, tutti a pranzo da Willy. Maiale alla brace, verdure varie, e alcuni tipi di radice bollite, tutto molto buono, noi come nostro solito, portiamo una torta, questa volta al limone. Il giorno seguente, o meglio la notte, navighiamo per raggiungere Luganville, sull'isola di Espiritu Santo. Qui facciamo provviste, gasolio, immigrazione, e ci prepariamo psicologicamente per la traversata di 800 miglia che ci porterà all'arcipelago delle Luisiade, l'estremo sud della Papua Nuova Guinea, prima di entrare nel nostro terzo Oceano, l'Indiano. A metà traversata ci fermeremo a Indispensable Reef, un enorme banco di coralli proprio nel bel mezzo dell'oceano, vi faremo sapere, sempre che riusciamo a fermarci! A presto

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