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Louisiade-Papua Nuova Guinea

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20 giugno2004 .Anche stavolta non la passiamo liscia, la notte prima dell'arrivo, un bel ventone e un mare formato, ci costringono a modificare la rotta per passare a nord della prima isola delle Louisiade, ci darà riparo dal mare per diverse ore. Infatti, doppiata la punta sud di Rossel Island, il mare si calma e noi possiamo riposare un po', è stata duretta stanotte. Le Louisiade sono un gruppo di Isole a sud della Papua, un grosso reef le raccoglie tutte. Entriamo nella passe che ci condurrà all'ancoraggio prescelto il mattino verso le 11, la visibilità è ottima, stando alle tavole di marea non dovremmo avere corrente contraria, invece come sempre ci dobbiamo misurare con ben tre nodi di corrente. Il passaggio è risultato agevole, appena dentro tutto si calma, sembra di essere in un lago. In meno di un ora siamo nella baia di Nimoa Island. La gente del villaggio ci saluta, noi ricambiamo gridandogli che saremmo scesi dopo aver pranzato. Incredibile il silenzio che c'è nella baia. Scendiamo a terra, troviamo gli abitanti del villaggio molto cordiali e con un sorriso rosso smagliante. Si, proprio rosso, denti, labbra e gengive comprese. Ci spiegano poi che questo è dovuto ad un nocciolo (betel) di un frutto di un albero che masticano insieme ad una polverina bianca che non è altro che limone liofilizzato. Masticando si ha una sensazione anestetizzante e sembra che aiuti a tenere calma la fame. Controindicazioni: i denti diventano progressivamente neri fino a cadere del tutto. Ci raccontano che a poche centinaia di metri c'è una missione cattolica, con tanto di ospedale e negozio di generi alimentari, si vede infatti da come ci trattano che non se la passano così male. Ci sono anche tre scuole. Qua le case sono fatte di legno con i tetti di foglie i ntrecciate e sono rialzate su palafitte, questo dice per avere maggiore pulizia all'interno. Donald ci procura un bel polletto ruspante e vegetali vari. La sera insieme anche a Ronald, andiamo a pesca di calamari e seppie. Ne prendiamo tre, una seppia sarà stata almeno un chilo e mezzo, buonissime. Tutto procede bene, solo Milo una mattina che ci alziamo è un po' strano, svogliato direi. Infatti, misurata la febbre, la temperatura è oltre i 38°. Ci allarmiamo un po' e chiediamo aiuto ad un medico dell'ospedale, ci dice di fargli immediatamente il trattamento anti malaria. La cosa non ci convince. Decidiamo di partire immediatamente per Misima, un'isola 48 miglia a nord. Sono le quattro di pomeriggio, la visibilità tra i reefs è scarsa, decidiamo di metterci in una posizione tale da poter partire di notte e arrivare a Misima il mattino presto. Mezzanotte, suona la sveglia, nel buio assoluto ci avviciniamo alla passe di uscita guidati dal plotter cartografico. Una volta sulla passe il cuore batte sempre più forte, stiamo procedendo solo grazie all'aiuto dell'elettronica e del satellite, se dovesse improvvisamente non funzionare qualcosa con molta probabilità finiremo sul reef. In una decina di minuti tutto passa, usciti! Siamo in mare aperto e cominciamo i turni per la notte. Alle 9 siamo a Misima. In ospedale ci confermano di procedere con la terapia anti malaria. A questo punto Carmine e Marcella somministrano al piccolo Milo le tavolette di Clorochina, o qualcosa del genere. Milo starà ancora male durante tutto il giorno, vomito e febbre alta, il mattino seguente sembra tutta un'altra persona. Sereno e pimpante. Aspetteremo che tutto si normalizzi prima di partire, faremo intanto gasolio e rifornimenti, intorno il 25 p.v. partiremo per raggiungere attraverso lo stretto di Torres, Thursday Island in Australia. A presto.
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