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DIARIO DI BORDO

Borneo

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Borneo-Kalimantan. 1 OTTOBRE 2004 .
Partiamo da Bali di buon ora, con la promessa che presto ci rivedremo. Giancarlo e altri amici ci salutano dalla banchina, una lacrimuccia compare sui nostri volti. Dobbiamo risalire il canale tra Bali e Lombok per portarci in mare aperto verso il Borneo. La corrente inizialmente contraria, dopo qualche ora volge a nostro favore e in poche ore siamo fuori dallo stretto, Lucio è dietro di noi. Il vento ci assiste bene, il mare pure, ci godiamo la navigazione fino al primo stop che si trova a 130 miglia, l'isola di Kangean. Abbiamo deciso di fare tappe di massimo 200 miglia per coprire le 1150 che ci separano da Singapore. L'ancoraggio è ben protetto il mare bello, purtroppo i fondali non sono un granché. Dopo due giorni ripartiamo per Bawean a 170 miglia, anche stavolta buon vento e mare mai da impensierirci seriamente. Anche stavolta l'ancoraggio è in una bella baia di fronte ad una lunghissima spiaggia. Molte barche di pescatori sono all'ancora ad aspettare l'ora giusta per uscire a pescare. Cosa pescheranno poi, il mare indonesiano per noi è stato veramente il peggior mare che abbiamo incontrato, in due mesi solo un dorado e un barracuda. In compenso stamani ci hanno portato due bellissime aragoste, pagate 5 dollari. Una volta riposati, partiamo per Kumai dove arriviamo con un bel ventone e con mare al traverso, è stata una nottata dura, il forte sbattere delle onde e molte navi e barche di pescatori, non ci hanno fatto chiudere occhio. Per arrivare a Kumai nel Kalimantan, bisogna risalire per 10 miglia un fiume, destreggiandosi tra corrente e bassi fondali alle 12 diamo ancora davanti il villaggio. Stanchi morti mangiamo qualcosa e ci mettiamo a dormire, domani ci aspetta una giornata emozionante, andiamo in cerca di orangutan. Al mattino alle 8 sono venuti a prenderci con una barca di legno, stretta e lunga circa una decina di metri e con un baldacchino in legno al piano superiore, il posto dove praticamente abbiamo passato due giorni. C'erano anche Lucio, una coppia di francesi con un bimbo di 9 mesi e un tipo canadese. Iniziamo a risalire il fiume per ben 24 Km dentro la giungla. Ogni tanto si vedevano uccelli meravigliosi dai colori accesi, giallo, turchese, rosso, piccioni imperiali e tanti altri di cui non ricordo il nome. Scimmie macako e le rarissime scimmie dal naso lungo, che ci passavano sopra la testa voltegginado sui rami da un albero a un altro, piccoli coccodrilli indisturbati al sole sulla riva del fiume, il sole cocente e l'umidità elevatissima concludevano il paesaggio equatoriale. Ci sentivamo molto Indiana Jones. Prima visita ad un camp dove alle due del pomeriggio in un punto preciso della giungla e dopo due ore di cammino, i ranger portano da mangiare banane ai grossi orangutan che accorono in massa. Il caldo era insopportabile, non un filo d'aria, si sudava a respirare, all'arrivo però lo spettacolo è stato unico. Orangutan di tutte le dimensioni, dai cuccioli minuti e spelacchiati, per passare ai pelosi e impressionanti maschi adulti. Tutti intenti a sfamarsi, a due metri di distanza da noi. Abbiamo avuto anche lo spettacolino porno in diretta, il maschio più grande si è esibito con la sua compagna mentre tutto tranquillo si sgranocchiava una banana, ci dicono poi che difficilmente accade in pubblico. Comunque non pensate che sia stato poi così pornografico, l'apparato maschile di un maschio adulto è poco più di mezzo dito mignolo, dei nostri ovviamente. Pensate che un capo branco può avere tra le 3 e le 24 femmine a disposizione e ognuna di queste partorisce solo ogni otto anni, nell'età compresa tra i 15 e i 35. Poi ritornati in barca, ci hanno accompagnato per la cena e per dormire in un lodge sulla riva del fiume, chi lo desiderava poteva anche dormire in barca, noi no. L'indomani tutto intorno al resort macaki a decine che scappavano sui tetti come impazzite, dice che al mattino fanno ginnastica, beate loro, a noi faceva già caldo alle otto! In mattinata nuovo camp e stessa situazione, orangotan intenti a mangiare sotto i nostri occhi mentre noi li riempivamo di attenzioni con le nostre macchine fotografiche. Un'esperienza da provare, soprattutto come è successo a noi, mentre cammini senti un rumore di rami che si muovono, alzi la stesta e ti ritrovi sopra un bell'orangutan di almeno 100 chili, credete il cuore ti va a duemila. Ed ora siamo pronti a ripartire verso Singapore dove arriveremo tra una settimana circa. Ciao a presto.

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