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DIARIO DI BORDO

OCEANO ARABICO 4

oceano indiano
19 febbraio.
Come dicevamo, le ultime miglia sono sempre le peggiori, l'unica consolazione è che riuscendo a vedere terra e pensando all'imminente arrivo, tutto è più sopportabile. Cinque ore per compiere le ultime 25 miglia, mare formato con onda sui due metri e vento fino 25 nodi di apparente, con un angolo di 30 gradi. Aiutati dal motore alle 12,00 del 19 febbraio Oruwa entra nel porto di Salalah in Oman. Il porto è commerciale, gru di ogni tipo, cisterne di petrolio, navi enormi ormeggiate nelle banchine di carico e due navi da guerra, una francese e una locale, non so perchè comunque ci sembra bello. In un angolo del porto l'area destinata all'ormeggio degli yacht, un po' strettino per dire il vero e le barche sono tante. Il paesaggio e quello classico di queste latitudini, desertico, affascinante. Dopo una buona dormita siamo usciti per andare in una specie di circolo privato a bere una birra. Il circolo era incredibilmente in classico stile americano, con video giganteschi che proiettavano films e musica, alcool di ogni sorta e un buon ristorante internazionale, oltre ovviamnete a due tavoli da biliardo. Non chiedevamo di meglio dopo quest'ultima fatica. La cena è stata soddisfacente, il conto un po' meno. Domani ci organizzeremo per fare delle escursioni, un po' di provviste, qualche lavoretto alla barca ed a preparaci mentalmente per la prossima traversata di 800 miglia fino in Eritrea. Ci risentiamo fra qualche giorno.

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